Perché cantiamo: la natura del canto

 

L’uomo canta dalla nascita alla morte senza rendersene conto. Canta anche non avendo una bella voce, di nascosto o apertamente, mettendo alla prova la pazienza degli altri. I bambini fanno le prove di canto ancor prima di aver imparato a parlare. Una volta, visitando un’amica in ospedale, incontrai un’anziana signora che non camminava più e non ricordava più quasi nulla, a parte le famose arie d’opera italiane che intonava alla perfezione, con una voce potente rispettando tutti i passaggi tecnici.

 

Che cosa sono allora questa proprietà e questo bisogno della natura umana, indipendenti da bisogni primari ed esigenze sociali? Da un punto di vista pratico, il canto è assolutamente inutile. Tanti provano piacere ammirando le opere dei grandi pittori, ma nella maggior parte dei casi, le nostre prove di disegno finiscono con il passaggio al liceo. Di cantare però non smettiamo mai, anche a cinquant’anni di distanza dall’ultima lezione di musica.

Apparentemente il canto è talmente naturale per l’uomo, che pochi se ne chiedono seriamente il motivo.

Per quanto perfetti possano essere gli accordi, non emozioneranno mai allo stesso modo di una voce che, come il respiro, proviene direttamente dall’anima, portata in superficie dagli organi e dalla mente.
Hazrat Inayat Khan (1882 – 1927)

La capacità di esprimere le emozioni è una delle proprietà fondamentali del canto. Ogni volta che il nostro cuore è colmo di un sentimento, che sia gioia o dolore, tristezza o amore, ci accorgiamo che le parole, per quanto coinvolgenti possano essere, non sono sufficienti per esprimerlo. In un certo senso, il canto s’inserisce tra la parola e l’urlo, tra l’uomo e la bestia, tra un’espressione cosciente e un istinto naturale. Il canto dunque è uno strumento di comunicazione, necessario per esprimere appieno le nostre emozioni e la nostra personalità.

La risonanza, cioè la frequenza della voce, è quella proprietà del canto che ci avvicina alla natura, ci permette di usare le sue risorse. Se con la nostra voce riusciamo ad armonizzarci con le vibrazioni dello spazio fisico in cui ci troviamo, o con la voce di un’altra persona, avvertiamo una moltiplicazione della potenza sonora, della ricchezza degli ipertoni e dei loro effetti. Nel caso di un’armonia assoluta, questi effetti sono reciproci: modulando la voce riusciamo a condizionare la natura e ne avvertiamo la forza. Gli antichi riti propiziatori della pioggia o il richiamo della primavera si basano proprio su questo concetto. Secondo gli indù, un uomo dalla voce forte è stato concepito nel momento in cui i suoi genitori si trovavano in armonia con le forze cosmiche. In India il canto è tuttora considerato una pratica spirituale capace di influenzare positivamente la vita delle persone.

Esistono tecniche psicologiche, secondo le quali l’uomo riesce ad accordare il corpo con la propria voce, come se fosse un pianoforte, entrando in risonanza con sé stesso, comunicando al corpo le giuste vibrazioni, aumentando così la propria vitalità e migliorando la salute generale. Potrete ottenere questi risultati seguendo il mio corso ”L’ABC della voce”.

Alfred Tomatis, rinomato otorinolaringoiatra francese, studiando gli effetti degli ultrasuoni sulla psiche umana, dimostrò che l’uomo percepisce le vibrazioni sonore con le terminazioni nervose dell’orecchio interno. Trasformandosi in impulsi elettrici, alcuni di essi arrivano al cervello e vengono interpretati come suoni dai nervi uditivi. Altri arrivano al cervelletto, la parte responsabile del controllo motorio e senso di equilibrio. Da lì vengono trasferiti al sistema limbico, porzione encefalica che governa le emozioni e produce sostanze biochimiche tra cui gli ormoni che influenzano l’organismo. Il potenziale elettrico generato dai suoni coinvolge anche la corteccia cerebrale, area che regola le funzioni mentali cognitive complesse, come il pensiero, la coscienza e il comportamento. L’orecchio è uno degli organi che condizionano la coscienza umana, secondo Tomatis. Prima di lui, la maggior parte dei ricercatori non considerava l’udito come parte di un processo dinamico complesso che coinvolgesse tutte le cellule del corpo. Il suono è una delle fonti di energia del cervello e dell’intero organismo. È dimostrato che la percezione uditiva, l’estensione delle vibrazioni della voce e lo stato di salute dell’uomo sono strettamente correlati.

Il canto inteso come una manifestazione divina, un dono di Dio ricevuto da tutti sin dalla nascita, è un concetto condiviso da quasi tutti i popoli. È una proprietà della natura umana, come quella di camminare, parlare, ridere. Non può essere che qualcuno sia stato privato di questo strumento perfetto. Ne è la prova il fatto che nelle popolazioni di culture tradizionali come l’India o l’Africa, non esistono persone che non sappiano cantare o che non abbiamo una bella voce. Tutti cantano benissimo sin dall’infanzia senza aver frequentato nessuna scuola di musica. Come mai allora l’uomo “civilizzato” non è in grado di intonare una nota senza una formazione musicale? I motivi sono molteplici.

In primo luogo, l’ambiente cittadino è molto diverso da quello naturale e agisce in modo distruttivo sulle capacità auditive dell’uomo.
Inoltre, la società contemporanea considera indecoroso esprimere le proprie emozioni istintivamente. I genitori e talvolta anche gli estranei, cercano di reprimere le voci squillanti dei bambini per non turbare l’ordine pubblico. Da piccoli impariamo ad aver paura di “squillare” e anziché cantare, cominciamo addirittura a parlare sottovoce. Esprimere le proprie emozioni apertamente attraverso la voce in un luogo pubblico è considerato come un affronto personale dai presenti.

Quando il bambino ha imparato a sopprimere la propria voce, comincia ad andare adi questo strumento perfetto. Ne è la prova il fatto che nelle popolazioni di culture tradizionali come l’India o l’Africa, non esistono persone che non sappiano cantare o che non abbiamo una bella voce. Tutti cantano benissimo sin dall’infanzia senza aver frequentato nessuna scuola di musica. Come mai allora l’uomo “civilizzato” non è in grado di intonare una nota senza una formazione musicale? I motivi sono molteplici.

In primo luogo, l’ambiente cittadino è molto diverso da quello naturale e agisce in modo distruttivo sulle capacità auditive dell’uomo.
Inoltre, la società contemporanea considera indecoroso esprimere le proprie emozioni istintivamente. I genitori e talvolta anche gli estranei, cercano di reprimere le voci squillanti dei bambini per non turbare l’ordine pubblico. Da piccoli impariamo ad aver paura di “squillare” e anziché cantare, cominciamo addirittura a parlare sottovoce. Esprimere le proprie emozioni apertamente attraverso la voce in un luogo pubblico è considerato come un affronto personale dai presenti.

Quando il bambino ha imparato a sopprimere la propria voce, comincia ad andare a scuola e frequentare le lezioni di canto, dove la sua voce unica e personale viene standardizzata senza aver dato al bambino la possibilità di esprimersi liberamente. Il risultato è una sorta di contraddizione fisiologica e psicologica, paragonabile a quello che accade quando si cerca di costringere i bambini mancini a diventare destrimani andando contro il loro innato mancinismo, impedendo uno sviluppo motorio e mentale davvero completo.

Il fatto di non aver mai sfruttato appieno la vostra voce, strumento unico e innato, non significa non averla! Bisogna solo rispolverarla, accordarla e imparare a usarla. Si tratta proprio di accordare la voce, non solamente impostarla. Naturalmente non è un processo immediato: prima bisogna liberare la voce dalle vecchie limitazioni, risvegliare gli organi quasi atrofizzati, sviluppare la flessibilità e la coordinazione con i movimenti del corpo, imparare ad ascoltare e a sentire.

Per quale motivo l’uomo dovrebbe entrare in possesso della propria voce? Padroneggiando la voce, non solo avrete il piacere di cantare, raddrizzerete e libererete il vostro corpo, ma entrerete in possesso di una potente arma di comunicazione. “Voce ammaliante”, “voce autoritaria” non sono espressioni vuote. Senza esserne consapevoli, la prima impressione che abbiamo di qualcuno è dovuta proprio alla voce.

Secondo gli psicologi, l’efficacia di una comunicazione dipende per il 55% dalla componente visiva: aspetto fisico, espressione, gesti. Il 38% è dato dalla qualità della voce, modulazione, cadenza e chiarezza, mentre solo il 7% è determinato dalla semantica.

Le persone con una bella voce attirano sempre l’attenzione durante una conversazione, ma chi riesce anche a gestire la propria voce, a dominare il pubblico, a esprimere in varie sfumature il proprio pensiero e le proprie emozioni, con la sola intonazione della voce potrà dire quello che le parole non riescono a esprimere. I miei corsi, tra cui ”L’ABC della voce”, vi aiuteranno a impostare e scoprire il potenziale nascosto della vostra voce.

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